Due giorni al DroidCon Torino 2015

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Anche quest’anno, alcuni intrepidi eroi del nostro laboratorio (Lorenz e Saverio nella fattispecie) hanno partecipato all’annuale conferenza italiana dedicata al mondo di Android. L’edizione 2015 è stata segnata da una partecipazione maggiore rispetto all’anno precedente (alla quale abbiamo ugualmente partecipato, ovviamente), raggiungendo oltre 700 partecipanti di oltre 21 paesi diversi. (Torino e frazioni, insomma.)

Quest’anno l’evento si è svolto nell’imponente centro conferenze Lingotto a Torino, illuminato da un piacevole clima sereno e solare a differenza dell’anno scorso.

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Saverio e Lorenz dopo il ritiro dei badge. Come vedete, badge = felicità.

Il DroidCon dell’anno scorso si era presentato subito con un’epidemia incontrollata di vari modelli di Google Glass, indossati da una buona percentuale degli speaker, l’edizione 2015 si è rivelata ugualmente modaiola con lo spostamento abbastanza massiccio dagli imbarazzanti occhiali ai più discreti orologi basati su Android Wear. Un chiaro passo in avanti sul fronte della classe.

In virtù di questo, ugualmente marcata era la presenza di Android Wear e Android Auto, le due nuove frontiere del robottino verde, come tema principale di diversi talk tenuti durante le due intense giornate di conferenza. Interessanti pure i temi legati all’intersezione tra Android ed Internet of Things, con interessanti presentazioni come quella sullo sfruttamento di iBeacon e (sconfortanti) esperimenti sulle tecniche di monitoraggio della prossimità di Matteo Gazzurelli.

Oltre allo sviluppo software, uno dei maggiori temi trattati era la cura per l’esperienza utente (la cosiddetta “UX”): Lydia Selimalhigazi e Roberto Orgiu hanno presentato come designer e sviluppatori devono necessariamente collaborare per ottenere un risultato di successo. Il tema, dal punto di vista del branding, è stato trattato poi anche in una stimolante presentazione di Marie Schweiz proprio sull’influenza di elementi caratterizzanti di un marchio sull’esperienza d’uso e la percezione di un app da parte degli utilizzatori.

Sempre sul fronte “user experience”, ma da un punto di vista totalmente diverso: Kentaro Takiguchi nella sua presentazione “Improving UX through Performance” ha dato un’idea molto approfondita e viva di tutte le piccole ottimizzazioni che si possono introdurre, sia sul lato app che sul lato server, per rendere l’utilizzo di un’applicazione più fluido, affidabile e responsivo, dovendo fare i conti con risorse limitate e connettività lenta o spesso assente. Molti trucchi interessanti, per uno scenario in cui anche tagliare 4 KB di trasferimento dati può avere conseguenze drastiche.

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Come ci ha ricordati puntualmente Benjamin Augustin nel suo talk “RxFy All The Things!”, sviluppare codice può essere spesso una sofferenza infernale. Ma proprio per alleviare le pene dello sviluppatore ci sono sempre più librerie e strumenti che vale la pena sperimentare e conoscere: uno di questi è appunto RxJava, la versione Java delle Reactive extensions concepite su .NET, un modo molto interessante per “invertire” l’approccio delle applicazioni, che adottano quindi un paradigma “reattivo” che molto bene si adatta per l’interazione tra interfaccia grafica e un backend lento o inaffidabile (come ad esempio delle richieste remote).

Alla stessa maniera Maciej Górski ha presentato una varietà di sistemi interessanti per ridurre, soprattutto grazie all’utilizzo di plug-in per Gradle (il nuovo sistema di build utilizzato da Android Studio), la necessità di scrivere molto codice “boilerplate”, ossia ripetitivo senza alcun effettivo valore (come ad esempio metodi getter e setter per le proprie classi Java). Molto interessante anche la sessione “Holy Sync!” di Eugenio Marletti, sui metodi di sincronizzazione cross-platform dei dati, in questo caso utilizzando CouchBase.

“Test, test, test!” questo è stato uno dei mantra più ripetuti in quasi tutte le sessioni di questa edizione e, in particorale, sono stati i due sempre spumeggianti Ali Derbane e Wiebe Elsinga (non provate neanche a pronunciare il suo nome, fallireste) che con il talk “The hitchhiker’s guide to functional testing” hanno fatto una panoramica sui principali strumenti per il testing funzionale delle nostre app. Mentre Stephan Linzner ha mostrato le meraviglie dei nuovi strumenti cucinati con amore da mamma Google per i suoi sviluppatori mobile.

Inoltre, a mezzogiorno del primo giorno, sospinto più dal desiderio di raggiungere il buffet che altro, Lorenz ha presentato “The love child of Android and .NET: using Xamarin for app development” facendo riferimento alle nostre esperienze di sviluppo Android utilizzando la piattaforma Xamarin durante lo scorso anno, con tutti i vantaggi e problemi del caso. Le slide presentate possono essere scaricate in formato PPTX.

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Ci ha energizzati durante le sessioni: la bevanda preferita di Amedeo Avogadro!

Dopo due giornate intense siamo ripartiti da Torino esausti per l’incessante successione di presentazioni, ma stimolati da tante nuove cose da sperimentare, tecnologie da esplorare e dettagli da tenere a mente durante lo sviluppo per Android (e non solo)!

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