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Europe Code Week 2015 parte da Urbino

Pubblicato il da InfoAppl
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E’ Alessandro Bogliolo, coordinatore della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Informazione dell’Università di Urbino, a coordinare l’edizione 2015 di Europe Code Week, la settimana europea della programmazione che dal 10 al 18 ottobre coinvolverà centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Ecco cosa è successo la prima volta che Alessandro Bogliolo è salito sul palco per annunciare Europe Code Week

Lo strano fenomeno pare sia stato provocato dall’inno alla programmazioneOde to code“, che sembra avere effetti simili dovunque venga ascoltato, come dimostra questo video-documento registrato ad Amsterdam durante la Scratch conference.

Per documentare il fenomeno è stata indetta una raccolta di video-testimonianze a cui tutti sono invitati a partecipare, in Europa, in Africa e nel mondo. Si tratta di un vero e proprio video-contest che si concluderà il 4 ottobre 2015.

Quanto siamo digitali?

Pubblicato il da Alessandro Bogliolo
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Si chiama Digital Agenda Scoreboard. E’ lo strumento online che la Commissione Europea ha appena pubblicato per permettere a tutti di misurare il progresso del proprio paese in base agli indicatori dell’agenda digitale. Si possono consultare le tabelle degli indicatori, se ne può seguire l’evoluzione nel tempo e si possono generare e condividere grafici comparativi.

L’Italia è quartultima in termini di “Digital Economy and Society Index”.

LEGO® SERIOUS PLAY® – Programma

Pubblicato il da Alessandro Bogliolo
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Il 5 maggio 2015 studenti e neolaureati in Informatica Applicata faranno squadra con gli imprenditori della zona e con gli studenti di Economia, Giurisprudenza, scienze della comunicazione e ISIA per fare innovazione di prodotto con materiali e metodi LEGO® SERIOUS PLAY®.

L’incontro dedicato all’innovazione di prodotto è un’iniziativa del Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti dell’Università di UrbinoScuola di Scienze e Tecnologie dell’Informazione, realizzata in collaborazione con la Scuola di Economia, con la Scuola di Scienze delle Comunicazione, con la Scuola di Giurisprudenza, con il Knowledge Transfer Office e con l’ISIA.

Martedì 5 maggio 2015
Aula magna del Collegio Raffaello – Urbino – Piazza della repubblica, 13 – Secondo Piano

Innovazione di Prodotto con LEGO® SERIOUS PLAY®

Organizzatore: Alessandro Bogliolo

Conduttore: Michele Vianello

Gli imprenditori che hanno aderito all’iniziativa sono state suddivisi in due turni. Ad ogni azienda verrà assegnata una squadra di studenti e laureati in Informatica, Economia, Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza, Lingue e ISIA. Le squadre si affronteranno costruendo con i LEGO le soluzioni alle sfide lanciate da Michele Vianello. Gli studenti selezionati per partecipare hanno già ricevuto comunicazione dei turni a loro assegnati. L’abbinamento degli studenti alle squadre avverrà per estrazione. Ogni squadra avrà il nome dell’azienda dell’imprenditore partecipante. I nomi delle squadre assegnate ai due turni sono specificati di seguito.

Turno della mattina

09:45 Formazione squadre

10:00-13:00 Attività

ARREDOCLASSIC
BENELLI
GUERRIERI
IMAB
NOCTIS
PENSARECASA
SINERGIA

Turno del pomeriggio

14:45 Formazione squadre

15:00-18:00 Attività

ADV MEDIALAB
BOXMARCHE
EFFEGOMMA
FIAM
IMAR
OFFICINA MECCANICA SORCINELLI
SAP

Due giorni al DroidCon Torino 2015

Pubblicato il da Lorenz Cuno Klopfenstein
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Anche quest’anno, alcuni intrepidi eroi del nostro laboratorio (Lorenz e Saverio nella fattispecie) hanno partecipato all’annuale conferenza italiana dedicata al mondo di Android. L’edizione 2015 è stata segnata da una partecipazione maggiore rispetto all’anno precedente (alla quale abbiamo ugualmente partecipato, ovviamente), raggiungendo oltre 700 partecipanti di oltre 21 paesi diversi. (Torino e frazioni, insomma.)

Quest’anno l’evento si è svolto nell’imponente centro conferenze Lingotto a Torino, illuminato da un piacevole clima sereno e solare a differenza dell’anno scorso.

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Saverio e Lorenz dopo il ritiro dei badge. Come vedete, badge = felicità.

Il DroidCon dell’anno scorso si era presentato subito con un’epidemia incontrollata di vari modelli di Google Glass, indossati da una buona percentuale degli speaker, l’edizione 2015 si è rivelata ugualmente modaiola con lo spostamento abbastanza massiccio dagli imbarazzanti occhiali ai più discreti orologi basati su Android Wear. Un chiaro passo in avanti sul fronte della classe.

In virtù di questo, ugualmente marcata era la presenza di Android Wear e Android Auto, le due nuove frontiere del robottino verde, come tema principale di diversi talk tenuti durante le due intense giornate di conferenza. Interessanti pure i temi legati all’intersezione tra Android ed Internet of Things, con interessanti presentazioni come quella sullo sfruttamento di iBeacon e (sconfortanti) esperimenti sulle tecniche di monitoraggio della prossimità di Matteo Gazzurelli.

Oltre allo sviluppo software, uno dei maggiori temi trattati era la cura per l’esperienza utente (la cosiddetta “UX”): Lydia Selimalhigazi e Roberto Orgiu hanno presentato come designer e sviluppatori devono necessariamente collaborare per ottenere un risultato di successo. Il tema, dal punto di vista del branding, è stato trattato poi anche in una stimolante presentazione di Marie Schweiz proprio sull’influenza di elementi caratterizzanti di un marchio sull’esperienza d’uso e la percezione di un app da parte degli utilizzatori.

Sempre sul fronte “user experience”, ma da un punto di vista totalmente diverso: Kentaro Takiguchi nella sua presentazione “Improving UX through Performance” ha dato un’idea molto approfondita e viva di tutte le piccole ottimizzazioni che si possono introdurre, sia sul lato app che sul lato server, per rendere l’utilizzo di un’applicazione più fluido, affidabile e responsivo, dovendo fare i conti con risorse limitate e connettività lenta o spesso assente. Molti trucchi interessanti, per uno scenario in cui anche tagliare 4 KB di trasferimento dati può avere conseguenze drastiche.

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Come ci ha ricordati puntualmente Benjamin Augustin nel suo talk “RxFy All The Things!”, sviluppare codice può essere spesso una sofferenza infernale. Ma proprio per alleviare le pene dello sviluppatore ci sono sempre più librerie e strumenti che vale la pena sperimentare e conoscere: uno di questi è appunto RxJava, la versione Java delle Reactive extensions concepite su .NET, un modo molto interessante per “invertire” l’approccio delle applicazioni, che adottano quindi un paradigma “reattivo” che molto bene si adatta per l’interazione tra interfaccia grafica e un backend lento o inaffidabile (come ad esempio delle richieste remote).

Alla stessa maniera Maciej Górski ha presentato una varietà di sistemi interessanti per ridurre, soprattutto grazie all’utilizzo di plug-in per Gradle (il nuovo sistema di build utilizzato da Android Studio), la necessità di scrivere molto codice “boilerplate”, ossia ripetitivo senza alcun effettivo valore (come ad esempio metodi getter e setter per le proprie classi Java). Molto interessante anche la sessione “Holy Sync!” di Eugenio Marletti, sui metodi di sincronizzazione cross-platform dei dati, in questo caso utilizzando CouchBase.

“Test, test, test!” questo è stato uno dei mantra più ripetuti in quasi tutte le sessioni di questa edizione e, in particorale, sono stati i due sempre spumeggianti Ali Derbane e Wiebe Elsinga (non provate neanche a pronunciare il suo nome, fallireste) che con il talk “The hitchhiker’s guide to functional testing” hanno fatto una panoramica sui principali strumenti per il testing funzionale delle nostre app. Mentre Stephan Linzner ha mostrato le meraviglie dei nuovi strumenti cucinati con amore da mamma Google per i suoi sviluppatori mobile.

Inoltre, a mezzogiorno del primo giorno, sospinto più dal desiderio di raggiungere il buffet che altro, Lorenz ha presentato “The love child of Android and .NET: using Xamarin for app development” facendo riferimento alle nostre esperienze di sviluppo Android utilizzando la piattaforma Xamarin durante lo scorso anno, con tutti i vantaggi e problemi del caso. Le slide presentate possono essere scaricate in formato PPTX.

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Ci ha energizzati durante le sessioni: la bevanda preferita di Amedeo Avogadro!

Dopo due giornate intense siamo ripartiti da Torino esausti per l’incessante successione di presentazioni, ma stimolati da tante nuove cose da sperimentare, tecnologie da esplorare e dettagli da tenere a mente durante lo sviluppo per Android (e non solo)!

Innovazione di prodotto con LEGO® SERIOUS PLAY®

Pubblicato il da Alessandro Bogliolo
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Il 5 maggio 2015  studenti e neolaureati in Informatica Applicata faranno squadra con gli imprenditori della zona e con gli studenti di economia, giurisprudenza, scienze della comunicazione e ISIA per fare innovazione di prodotto con materiali e metodi LEGO® SERIOUS PLAY®.

L’incontro dedicato all’innovazione di prodotto è un’iniziativa del Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti dell’Università di Urbino, Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Informazione, realizzata in collaborazione con la Scuola di Economia, con la Scuola di Scienze delle Comunicazione, con la Scuola di Giurisprudenza, con il Knowledge Transfer Office e con l’ISIA.

I partecipanti saranno organizzati in squadre composte da imprenditori, studenti e neo-laureati, che dovranno utilizzare LEGO® SERIOUS PLAY® per affrontare le sfide proposte da Michele Vianello, conduttore dell’incontro. Gli studenti e i neo-laureati di ogni squadra metteranno a disposizione dell’imprenditore il proprio entusiasmo e le proprie competenze nei campi dell’informatica, dell’economia, della giurisprudenza, delle scienze della comunicazione e della grafica industriale.

Gli studenti regolarmente iscritti all’ISIA o alle scuole dell’università di Urbino che partecipano all’iniziativa, nonché i laureati che hanno conseguito il titolo dal 2013 in poi, possono utilizzare il seguente modulo per presentare la propria candidatura entro il 20 aprile 2015.

Per informazioni: cdl.informatica@uniurb.it

Il DigitalDay e la velocità della luce

Pubblicato il da Alessandro Bogliolo
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La digitalizzazione è un cambiamento pervasivo, graduale e inarrestabile avviato da anni in modo spontaneo, per la nostra naturale aspirazione all’innovazione e per il vantaggio competitivo di soluzioni più efficaci ed efficienti. La rapidità, l’impatto e la continua evoluzione delle tecnologie digitali impongono ai governi di facilitare il cambiamento per garantire che tutti ne possano usufruire e che nessuno resti indietro.

Nella sostanza dietro al digitale c’è l’elettronica, prima ancora dell’informatica, e molti dei fattori tecnologici e socio-economici che lo governano fanno sì che a determinare la velocità del cambiamento digitale siano leggi esponenziali. Questo rende la digitalizzazione un processo sbalorditivo, dal quale pretendiamo continue sorprese che portano contemporaneamente a migliorare le prestazioni e a ridurre i costi. Ma le leggi esponenziali sono anche implacabili: chi resta indietro non ha possibilità di recupero.

Immaginate di percorrere una strada con una velocità esponenziale. Dirlo è semplice, basta partire con una certa velocità (ad esempio un metro al secondo, che sono 3,6Km all’ora) e raddoppiarla ad ogni secondo. Ora immaginate che un vostro amico vedendovi partire così spediti decida di seguirvi con lo stesso ritmo, ma parta con un secondo di ritardo rispetto a voi. Quando si decide a partire il vostro distacco è di un solo metro, ma dopo un secondo sarà diventato di 2 metri, dopo due secondi sarà rimasto indietro di 4 metri, dopo 3 secondi di 8 metri, dopo 10 secondi sarà indietro di circa 1000 metri, dopo 20 secondi sarà indietro di circa un milione di metri, dopo 30 secondi il distacco sarà di circa un miliardo di metri, dopo meno di un minuto il distacco sarà di un anno luce!

Non possiamo rischiare di subire questo distacco!

E’ evidente che l’esempio fatto qui è paradossale, perché prima i limiti di velocità e poi le leggi della fisica ci fermerebbero ben prima di raggiungere la velocità della luce, ma spero che ci aiuti a prendere sul serio un cambiamento che avanza davvero a velocità esponenziale. I governi non possono restare a guardare, né possono giocare d’anticipo nei confronti di un processo che va necessariamente più veloce di loro. Quello che possono (o meglio devono) fare è creare le condizioni per non farci restare indietro.

Il DigitalDay è un segnale in questa direzione. Un momento di sincronizzazione che porta le aziende e le pubbliche amministrazioni sulla linea di partenza e le spinge a fare un piccolo passo tutte insieme.

Qualcosa di simile è successo qualche anno fa nel mondo universitario con la digitalizzazione del processo di gestione e verbalizzazione degli esami. Anche allora agli atenei venne imposto, dopo una prima sperimentazione, di portarsi tutti sulla linea di partenza e mettersi in marcia.

Il cambiamento poi lo fanno le persone, spesso lamentando giustamente la mancanza di strumenti e risorse adeguati per portarlo avanti come vorrebbero. Ma la mancanza di strumenti, risorse e contesto adeguati non può essere una scusa per non partire, perché il cambiamento ci sarebbe anche senza di noi e ci lascerebbe indietro. I governi che non investono in innovazione, formazione e ricerca sono scellerati, ma lo sono ancora di più se per nascondere l’inadeguatezza dei mezzi che possono offrire non rendono i cittadini consapevoli della necessità di cambiamento.

La fatturazione elettronica di per sé forse non merita i toni epici che ho usato fin qui, ma lo sforzo del cambiamento richiesto a tanti piccoli imprenditori e liberi professionisti credo che meriti di essere messo in una cornice che gli dia un senso più ampio del risparmio di 1,5 miliardi di euro stimato dalla spending review.

Cosiccome ha un che di epico il risultato raggiunto da Riccardo Luna e dalla sua rete di Digital Champions, che sono riusciti a fare di una scadenza formale come quella del 31 marzo 2015 (che imporrà alle pubbliche amministrazioni di accettare solo fatture elettroniche) e di sterili strumenti informatici per addetti ai lavori (come il cosiddetto sistema di interscambio) un evento di alfabetizzazione digitale di massa di portata nazionale  con tanto di spot in TV, organizzando contemporaneamente eventi a costo zero in tutte le Camere di Commercio.

SmartRoadSense in due settimane

Pubblicato il da Alessandro Bogliolo
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Sono trascorse esattamente due settimane dal rilascio di SmartRoadSense.

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In queste due settimane sono bastati 150 utenti per percorrere 3,000 km di strada, misurare ed elaborare più di 200 milioni di valori di accelerazione, raccogliere 700.000 rilevazioni della qualità del manto stradale, rappresentarle su mappe interattive e rendere disponibili 14MB di open data.

Il risultato è sorprendente e dimostra le potenzialità dello strumento e la forza della partecipazione attiva dei cittadini nel monitoraggio di beni pubblici.

Partecipare è semplicissimo. Basta scaricare l’app Android, installarla e lanciarla ogni volta che si viaggia in macchina con lo smartphone fissato al cruscotto. Le app per iOS e Windows Phone saranno rilasciate a breve.

Un mondo di opportunità

Pubblicato il da Monica Giambitto
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Da un anno e qualche mese vivo in Germania. In questo anno la mia vita è cambiata. Non stravolta completamente , ma decisamente diversa da ciò che avevo in Italia. Sicuramente migliore.

Faccio lo stesso lavoro che facevo quando ero a casa, la sviluppatrice web.
Ho iniziato a lavorare appena uscita dall’università nel 2009 e non sono mai rimasta senza lavoro, questo a testimonianza che di mercato, per noi informatici, ce n’è. Il problema è il riconoscimento delle proprie capacità e delle proprie possibilità.

Il nostro corso di laurea offre una preparazione ampia su tutti i fronti dell’informatica e, cosa che ho sempre apprezzato molto, è un corso che ti insegna la pratica e non solo la teoria. La teoria è importante, ma la pratica, per approcciarsi al mondo del lavoro, è preziosa e insostituibile: la pratica ti insegna l’etica e ti insegna che, nel lavoro del programmatore, la forma è anche sostanza: un codice brutto può essere un codice efficace, ma un codice bello sicuramente è efficiente – almeno nella leggibilità e nella manutenibilità, che sono cose da non dimenticare.

Un’altra opportunità che il corso mi ha offerto a suo tempo è stato quello di migliorare il mio inglese, tecnico e non: io ho frequentato il primo anno di corso e all’epoca l’80% del materiale di studio erano libri non tradotti in italiano.

A distanza di un anno sono passata dalla qualifica di junior a guidare un team di 4 persone. Sono tenuta in buona considerazione nella mia azienda perché mi impegno, lavoro duro – senza strafare, e mantengo le promesse.

To make a long story short: impegno, capacità e caparbietà, insieme a un buon corso di laurea, vi possono preparare per il mondo. Come italiani siamo abituati a lavorare, tanto e bene. Se unite a questo una buona conoscenza delle lingue – anche solo l’inglese – potete accedere a una varietà di opportunità incredibile.

Siate coraggiosi.