Post di Lorenz Cuno Klopfenstein

Educazione e tecnologia a INTED 2017

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La tecnologia, si sa, coinvolge tutti gli aspetti delle nostre vite ormai. È più che naturale che in qualche modo coinvolga anche l’educazione, sia come materia specifica che in termini di tecniche di insegnamento. Proprio per investigare questa proficua intersezione tra due mondi, da circa dieci anni viene annualmente organizzata la conferenza INTED, che ha come oggetto le tematiche di “Technology, Education and Development”.

Nell’edizione 2017 a Valencia sono stati trattati diversi temi attuali, come la crescente proliferazione di cosiddetti MOOC (Massive Open Online Course) e delle modalità con cui vengono preparati e svolti, l’insegnamento del “coding” o del pensiero computazionale per giovani ed adulti, approcci innovativi alla didattica, robotica, realtà virtuale e tanti altri temi.

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Un bot a larga scala per Europe Code Week

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Sono passati alcuni giorni dalla chiusura dello Europe Code Week 2016, che ha superato i risultati ottenuti dalle precedenti edizioni con un totale da record di oltre 20,000 eventi organizzati in più di 50 paesi.

All’interno di CodeMOOC, un massive open online course (corso aperto online su larga scala) offerto dall’Università di Urbino ed incentrato sul pensiero computazionale ed il coding, si è pianificato per il 20 ottobre lo svolgimento di un quiz di coding su larga scala. Utilizzando soltanto un client Telegram ed uno scanner di codici QR, i partecipanti hanno avuto la possibilità di partecipare al gioco e di sfidare oltre 900 gruppi di varie località d’Italia.

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ConvComp2016: implementare un Bot di crowdsensing

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Dopo aver discusso di Bot come autentiche piattaforme, al pari di applicazioni mobili o siti web, ed aver argomentato che un Bot non necessariamente debba fungere da fornitore di informazioni—ma può benissimo essere lo strumento per raccogliere dati e quindi essere parte di un meccanismo di intelligenza collettiva—è giunto il momento di metterci all’opera per realizzarne uno.

Come descritto precedentemente, per l’occasione dell’evento ConvComp2016 del 24 giugno, abbiamo realizzato un semplice Bot che permettesse di raccogliere pensieri, emozioni e stati d’animo geolocalizzati, in modo da dare un’idea del sentimento generale in un’area. Il Bot è online su Telegram come @wordcloud_bot ed è possibile utilizzarlo da subito per vederlo in azione.

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ConvComp2016: intelligenza collettiva e Bot

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Come visto nel precedente articolo, le app di instant messaging offrono una nuova piattaforma per l’offerta di servizi che ha dalla sua—come lo era stato per la nascita della piattaforma del web—la presenza di un vastissimo numero di utenti già attivi, già abituati all’esperienza d’uso della piattaforma e che sfruttano già i servizi della piattaforma con profitto.

L’interesse per i Bot e le interfacce conversazionali sfruttati all’interno delle applicazioni di messaggistica testimoniano in qualche modo la naturale tendenza a non re-inventare la ruota: in presenza di un sistema esistente e con un grande valore dato dalla presenza di utenti e servizi—come può esserlo una piattaforma di messaggistica—vale sempre la pena sfruttarla per costruirci qualcosa sopra.

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ConvComp2016: la piattaforma dei bot

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Il 24 giugno si è tenuto a Milano il ConvComp2016, il primo evento italiano dedicato alla “computazione conversazionale”. In questa occasione il prof. Alessandro Bogliolo ha fatto un intervento incentrato sul mondo dei Bot visti come piattaforma di sviluppo ed il loro legame con quella che è l’intelligenza collettiva (l’intervento inizia al tempo 2:08:33).

Nell’ultimo periodo le interfacce conversazionali, in particolare quelle usate da Bot ed agenti automatici che sfruttano canali di conversazione prevalentemente testuali nell’interagire con utenti umani, stanno suscitando sempre più interesse e sono sempre più al centro di sviluppo ed innovazione.

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Due giorni al DroidCon Torino 2015

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Anche quest’anno, alcuni intrepidi eroi del nostro laboratorio (Lorenz e Saverio nella fattispecie) hanno partecipato all’annuale conferenza italiana dedicata al mondo di Android. L’edizione 2015 è stata segnata da una partecipazione maggiore rispetto all’anno precedente (alla quale abbiamo ugualmente partecipato, ovviamente), raggiungendo oltre 700 partecipanti di oltre 21 paesi diversi. (Torino e frazioni, insomma.)

Quest’anno l’evento si è svolto nell’imponente centro conferenze Lingotto a Torino, illuminato da un piacevole clima sereno e solare a differenza dell’anno scorso.

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Saverio e Lorenz dopo il ritiro dei badge. Come vedete, badge = felicità.

Il DroidCon dell’anno scorso si era presentato subito con un’epidemia incontrollata di vari modelli di Google Glass, indossati da una buona percentuale degli speaker, l’edizione 2015 si è rivelata ugualmente modaiola con lo spostamento abbastanza massiccio dagli imbarazzanti occhiali ai più discreti orologi basati su Android Wear. Un chiaro passo in avanti sul fronte della classe.

In virtù di questo, ugualmente marcata era la presenza di Android Wear e Android Auto, le due nuove frontiere del robottino verde, come tema principale di diversi talk tenuti durante le due intense giornate di conferenza. Interessanti pure i temi legati all’intersezione tra Android ed Internet of Things, con interessanti presentazioni come quella sullo sfruttamento di iBeacon e (sconfortanti) esperimenti sulle tecniche di monitoraggio della prossimità di Matteo Gazzurelli.

Oltre allo sviluppo software, uno dei maggiori temi trattati era la cura per l’esperienza utente (la cosiddetta “UX”): Lydia Selimalhigazi e Roberto Orgiu hanno presentato come designer e sviluppatori devono necessariamente collaborare per ottenere un risultato di successo. Il tema, dal punto di vista del branding, è stato trattato poi anche in una stimolante presentazione di Marie Schweiz proprio sull’influenza di elementi caratterizzanti di un marchio sull’esperienza d’uso e la percezione di un app da parte degli utilizzatori.

Sempre sul fronte “user experience”, ma da un punto di vista totalmente diverso: Kentaro Takiguchi nella sua presentazione “Improving UX through Performance” ha dato un’idea molto approfondita e viva di tutte le piccole ottimizzazioni che si possono introdurre, sia sul lato app che sul lato server, per rendere l’utilizzo di un’applicazione più fluido, affidabile e responsivo, dovendo fare i conti con risorse limitate e connettività lenta o spesso assente. Molti trucchi interessanti, per uno scenario in cui anche tagliare 4 KB di trasferimento dati può avere conseguenze drastiche.

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Come ci ha ricordati puntualmente Benjamin Augustin nel suo talk “RxFy All The Things!”, sviluppare codice può essere spesso una sofferenza infernale. Ma proprio per alleviare le pene dello sviluppatore ci sono sempre più librerie e strumenti che vale la pena sperimentare e conoscere: uno di questi è appunto RxJava, la versione Java delle Reactive extensions concepite su .NET, un modo molto interessante per “invertire” l’approccio delle applicazioni, che adottano quindi un paradigma “reattivo” che molto bene si adatta per l’interazione tra interfaccia grafica e un backend lento o inaffidabile (come ad esempio delle richieste remote).

Alla stessa maniera Maciej Górski ha presentato una varietà di sistemi interessanti per ridurre, soprattutto grazie all’utilizzo di plug-in per Gradle (il nuovo sistema di build utilizzato da Android Studio), la necessità di scrivere molto codice “boilerplate”, ossia ripetitivo senza alcun effettivo valore (come ad esempio metodi getter e setter per le proprie classi Java). Molto interessante anche la sessione “Holy Sync!” di Eugenio Marletti, sui metodi di sincronizzazione cross-platform dei dati, in questo caso utilizzando CouchBase.

“Test, test, test!” questo è stato uno dei mantra più ripetuti in quasi tutte le sessioni di questa edizione e, in particorale, sono stati i due sempre spumeggianti Ali Derbane e Wiebe Elsinga (non provate neanche a pronunciare il suo nome, fallireste) che con il talk “The hitchhiker’s guide to functional testing” hanno fatto una panoramica sui principali strumenti per il testing funzionale delle nostre app. Mentre Stephan Linzner ha mostrato le meraviglie dei nuovi strumenti cucinati con amore da mamma Google per i suoi sviluppatori mobile.

Inoltre, a mezzogiorno del primo giorno, sospinto più dal desiderio di raggiungere il buffet che altro, Lorenz ha presentato “The love child of Android and .NET: using Xamarin for app development” facendo riferimento alle nostre esperienze di sviluppo Android utilizzando la piattaforma Xamarin durante lo scorso anno, con tutti i vantaggi e problemi del caso. Le slide presentate possono essere scaricate in formato PPTX.

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Ci ha energizzati durante le sessioni: la bevanda preferita di Amedeo Avogadro!

Dopo due giornate intense siamo ripartiti da Torino esausti per l’incessante successione di presentazioni, ma stimolati da tante nuove cose da sperimentare, tecnologie da esplorare e dettagli da tenere a mente durante lo sviluppo per Android (e non solo)!

UWiCLab vs. Lego Droid

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Come tutti sapranno, conferenze tecnologie ed eventi come gli hackaton (come si evince anche da questo resoconto) sono particolarmente apprezzati soprattutto per via delle ingenti quantità di gadgets più o meno seri che vengono distribuiti ai partecipanti. Un ottimo modo per rifarsi il guardaroba o portare a casa utili (?) giocattoli USB.

È proprio per questo che stamattina è comparsa in laboratorio l’allettante scatola della mascotte di Android, interamente costituita da blocchetti Lego! Un’occasione da non perdere per dimostrare l’incredibile abilità manuale dei membri dell’UWiCLab.

Grazie mille Catia!

3 nerd (in più) al DroidCon Torino 2014

Pubblicato il da Lorenz Cuno Klopfenstein
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Da giovedì 6 febbraio a domenica 9 febbraio, si è tenuto a Torino il DroidCon Italy, versione italiana dell’importante conferenza per gli sviluppatori e per il mercato B2B rappresentante il meglio del mondo Android. (Questa affermazione potrebbe non essere più valida data la nostra presenza.)

Noi del laboratorio (Gioele, Saverio e Lorenz) ci siamo chiaramente subito fiondati in missione (se non altro in modo da poter usare questo termine) per non farci sfuggire questa interessante occasione di approfondire le nostre conoscenze del mondo Android. Appena arrivati si è subito delineata una chiara situazione di discriminazione ai danni di Gioele (che non ha ottenuto neanche il panno per pulire gli occhiali a forma di androide, un oggetto preziosissimo +10 nerditudine).

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Già al keynote di apertura, si è subito capito che un tema trasversale ai vari talk Android sarebbero stati i Google Glass: diversi presentatori ne avevano un paio, rendendosi disponibili a varie domande e disquisizioni sul tema. È stato anche improvvisato una sorta di talk specifico sull’argomento durante il BarCamp, mostrando una delle applicazioni forse più esemplificative delle potenzialità di questi occhiali: offrire supporto alle situazioni di pericolo affrontate da un pompiere.

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Tra gli altri argomenti interessanti trattati, diversi talk si sono concentrati sul problema della sicurezza per applicazioni mobili: Luca Baggio di MediaService.net ha parlato di alcune falle di sistema che hanno tratteggiato la storia di Android, mentre Marco Grassi di viaForensics ha presentato in concreto tutti i (molti) attacchi possibili alle applicazioni ed ai dati installati su un dispositivo. Ha presentato poi alcuni utili consigli sul come debellare le inside più comuni, che spesso non vengono rispettate neanche da sviluppatori più importanti. Insomma, dubito che a qualcuno interessi conoscere le nostre liste della spesa, ma non fa mai male proteggersi da occhi indiscreti…

Dal punto di vista del testing, oltre ai numerosi talk tematici, era presente lo stand di GenyMotion, un emulatore del sistema Android basato sulla macchina virtuale VirtualBox, scelta tecnologica che dovrebbe garantire totale compatibilità ed una velocità di esecuzione che farebbe impallidire (ma forse anche qualcosa di più) l’emulatore standard di Android. Molto disponibili alle varie domande i rappresentanti di questo interessante tool di emulazione, ci hanno descritto tutte le feature attualmente disponibili e convinto del fatto che probabilmente non utilizzeremo mai più l’emulatore classico. (Se non forse perché siamo tirchi.)

Lo sviluppatore spagnolo Victor Díaz ci ha intrattenuti con delle interessanti idee di utilizzo “atipico” dello smartphone, dal balletto coordinato, alla gara di velocità (si intende la velocità effettiva dello smartphone mosso dalla vibrazione), al suo progetto City Fireflies in cui gruppi di persone dotate di smartphone competono per distruggere degli invasori alieni in una piazza. È stato anche presentato Protocoder, un interessante piattaforma per lo sviluppo rapido di prototipi di applicazioni in Javascript. Molto utile per fare test rapidi o per insegnare la programmazione di uno smartphone senza dover impelagarsi con strumenti professionali (leggi: ingestibili) come Eclipse (anche noto come “il male”). Il tutto si è concluso con un appello allo sviluppo di applicazioni avvincenti, moderne ed innovative — e non la solita ListView + ActionBar.

Maco Picone con il suo talk “The Android Platform in the era of Internet of Things” ci ha presentato un sistema sviluppato da un gruppo di ricerca dell’Università di Parma per il discovery dei servizi con protocolli Machine2Machine. Tutto molto interessante! Soprattutto per noi che fino a quel momento pensavamo che “Internet delle cose” fosse un espressione utilizzata per chiamare i PC quando non ti veniva in mente il nome…

Per finire, una pletora di seminari inerenti la UI/UX (User Interface/User Experience) specifica al mondo del robottino verde e consigli più generali per rendere la propria applicazione completa e potenzialmente virale. Dal promettente quanto copia-della-documentazione-ufficiale seminario “One code to play ’em all” (inerente i fragment e lo sviluppo di app responsive), al fantastico “From Android App to Killer App: How to Reach the Million-Downloads Milestone”, passando per l’autore del prestigioso blog stylingandroid.com che purtroppo ha confermato quanto sia verboso ed intricato ottimizzare il rendering di layout che in un mondo ideale dovrebbero essere già ottimizzati dal runtime Android.

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Quando venerdì abbiamo lasciato la piovosa Torino ce ne siamo andati con tante idee stimolanti in più, tante nuove riserve sulla sicurezza delle nostre applicazioni, la certezza che ordinare troppi nachos a cena possa far male e soprattutto tanta voglia di gettarci sul codice!

LabLog: racconti dal laboratorio

Pubblicato il da Lorenz Cuno Klopfenstein
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I più avventurosi tra gli studenti del Corso di Laurea in Informatica Applicata avranno notato, durante il loro giornaliero percorso verso le lezioni, che il Collegio Raffaello ospita vari anfratti misteriosi: il primo piano conteso tra le forze dell’ordine e quelle del caos del gabinetto di fisica, l’arcano bagno del seminterrato, il pulsante “-1” dell’ascensore disabilitato da chissà quale volere oscuro, il liquido che viene erogato dalle macchinette del caffè…

Tra gli altri luoghi esoterici annoveriamo anche l’impenetrabile porta che conduce all’UWiCLab. Un luogo descritto, da ex studenti e veterani del CdL, come luogo di perdizione (perdizione di tempo, principalmente). Le leggende inscritte nei testi sacri (vedi “Linguaggio C” di R&K) raccontano dei lamenti delle anime in pena che provengono dal laboratorio. A volte, il lamento somiglia sospettosamente ad una selvaggia partita di ping-pong!

Per mettere finalmente in luce ciò che avviene nell’UWiCLab, i diretti interessati avranno da oggi una nuova sezione del portale del CdL dove raccontare i progetti e le infernali macchinazioni che sono in atto soltanto a qualche metro dalle aule di studio…